L’attualità scritta 50 anni fa

Di solito scelgo quale libro leggere, raramente ne leggo uno prestato e consigliato da qualcuno. Oltre il giardino, scritto da Jerzy Kosinsky nel 1970, mi è capitato per caso, grazie a un’amica, una di quelle poche belle persone che il destino mette sulla tua strada e con il tempo, apprezzandole, ringrazi il fato di avertele fatte conoscere. Lory era stata assunta per sostituirmi in ufficio quando sarei andata in pensione dal 1° ottobre 2019 e con lei ho avuto il piacere di condividere le mie ultime giornate lavorative da luglio a fine settembre. Anche se ero solita tornare a casa nella pausa pranzo, talvolta rinunciavo a questo privilegio per farle compagnia e mangiare un boccone assieme in un bar non distante dall’azienda, momenti molti piacevoli, dove approfondivamo la nostra reciproca conoscenza. Tra le tante cose che ci raccontammo, Lory mi parlò della sua tesi di laurea al corso di Scienze della Meditazione Linguistica sulla sociologia di Jerzy Kosinski nel mondo globalizzato e del libro da cui prese spunto, che nel 1979 divenne un film firmato da Hal Ashby, interpretato magistralmente da Peter Sellers che gli fece guadagnare il Golden Globe.
Lory mi portò quindi la sua tesi di laurea, un volume rilegato di 129 pagine, assieme al libro, che ho custodito con cura in un armadio fino al mese scorso, quando ho finalmente deciso di leggere, prima l’opera di Kosinski, quindi il minuzioso e ottimo lavoro di Lory.
Being there, questo è il suo titolo originale, l’ho letto tutto d’un fiato di primo mattino mentre prendevo il sole sul balcone. Dopo un’accurata prefazione di Giorgio Vasta e il profilo bio-bibliografico di Assunta Martinese, questo romanzo da una parte satirico, ma tremendamente attuale ai nostri giorni, ha fatto sì che non lasciassi alcuna pagina al giorno dopo.
La storia è quella di Chance, orfano e disconosciuto da entrambi i genitori, cresciuto senza sapere nulla delle sue origini nella casa di un anziano borghese che lo fece lavorare come giardiniere in cambio del vitto e una camera dove passava le ore serali guadando la televisione, l’unico contatto che aveva con il mondo esterno. Dal piccolo schermo aveva imparato ad esprimersi, ad adottare le posture imitate dai vari ospiti dei talk show, a comportarsi educatamente, ascoltando chi parlava per poi rispondere con calma ed educatamente, oltre a frasi fatte che imparava a memoria solo perchè gli piacevano e che ripeteva spesso per ricordarsele. Alla morte dell’anziano signore, dovette lasciare quella casa e una casualità lo portò a conoscere il direttore di un importante istituto finanziario, che lo ospitò nella sua residenza, prendendolo in simpatia per i suoi modi educati e gentili. Lo introdusse nel suo mondo, pur non sapendo nulla di lui, al punto di fraintendere il suo presentarsi come “giardiniere”, pensando che il suo cognome fosse Gardiner e facendolo incontrare anche con il presidente degli Stati Uniti, suo amico di vecchia data, che rimase colpito da quel suo strano modo di rispondere alle domande con esempi legati al ciclo della natura. A seguito di questo incontro con l’uomo più potente del pianeta e della simpatia guadagnata, Chance venne invitato al talk show televisivo che seguiva da anni, ricevendo consensi alle sue tesi quasi filosofiche dettate dall’esperienza da giardiniere e facendo crescere la sua notorietà nel mondo politico e finanziario americano. Come cita Vasta nella sua prefazione, “Chance esiste, parla, descrive il suo giardino: dice ciò che dice e nient’altro. Chi lo ascolta però è certo di confrontarsi con un’immagine metaforica. Presume, cioè che le parole di Chance trasportino significati secondi, intenzioni centrifughe”… ovvero che potrebbe ben inserirsi nel mondo politico e perchè no, magari sedere in ufficio della Casa Bianca.
Mi ha fatto molto riflettere questo libro e prossimamente parlerò della tesi di Lory. Vedo in Chance uno dei tanti politici che ci governano, persone che parlano un linguaggio intrinseco per sviare l’attenzione dalla realtà, dai problemi sociali e soprattutto dalla loro incapacità a tirare su le sorti di una nazione. Sembrano persone che si sono formate politicamente specchiandosi nel mondo mediatico televisivo, consolidati dai social network, dove la forma vale più della sostanza e le parole spese solo per incensarsi. Parafrasando la suddetta descrizione di Chance fatta da Vasta, “I nostri governanti esistono, parlano, descrivono il loro operato: dicono ciò che dicono e nient’altro. Chi li ascolta però è certo di confrontarsi con un’immagine metaforica. Presume, cioè che le parole dei governanti trasportino significati secondi, intenzioni centrifughe”.

Foto di ©tremaghi

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